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32 nemici del popolo devono essere epurati!

E’ una vecchia tecnica, in voga a diverse riprese nella storia (in epoca stalinista toccò l’apice), quella di screditare una persona per riuscire a screditare e indebolire anche le sue idee e le sue proposte. Il livello di mediocrità, in questo caso, però, è tale da rendere pomposa qualunque citazione. E’ quindi più che sufficiente citare la favola del lupo e dell’agnello!
Resta da dire che neppure tra la “créme” della politica valdostana d’opposizione esistono significative “tracce” di buon senso e, quelle poche, sembrano schiacciate nei solchi del fango di un realismo opportunista incapace di ambizioni minimamente dignitose.
I 32 firmatari hanno già ottenuto un risultato: quello di constatare che la prospettiva per un progetto credibile a favore di un governo alternativo della Valle d’Aosta è cosa molto lontana nel tempo e che, tra chi dovrebbe comporne l’ossatura portante, c’è ben poca convinzione. L’Union Valdotaine, naturalmente, sentitamente ringrazia, poiché, d’ora in avanti, non avrà più temibili avversari esterni e dovrà guardarsi solo dalle sue rivalità interne (avrà fatto tesoro delle esperienze recenti?). Il resto del teatrino ha un copione ormai quasi definito. Gli alleati saranno servi fedeli (specie se continueranno ad avere un po’ di “ciccia” per se’), il Pd, possiamo starne certi, avvierà una qualche campagna congressuale di pdiessina memoria in cui, facilmente (e sempre per il bene non suo ma della Valle d’Aosta), prevarranno principi di “pragmatismo riformista” che lo porteranno a fare disperatamente l’impossibile per confermare l’attuale alleanza con l’Uv al comune di Aosta senza, con questo, rompere del tutto con un ruolo di opposizione (ma distinto) in Regione. Del resto, come si potrà biasimarlo davanti all’esaurimento penoso della fase propulsiva di Valle d’Aosta Viva come movimento di rottura e di cambiamento in Valle d’Aosta? Un tale crollo non lascerebbe tranquilla nemmeno una marmotta di Valsavara al riparo nella sua tana in tempo di chiusura della caccia.
L’unica speranza potrebbe venire da Renouveau e, insieme ad esso, dal ruolo autorevole di Carlo Perrin, la cui consapevolezza sullo stato di cose esistenti e la durezza delle rotture operate, potrebbero spingere ad una lettura realisticamente corretta della tragicità di un presente a cui, oltre agli impavidi, solo una strabica disonestà intellettuale può dare corda. Ci speriamo e non disperiamo?

Il 33° firmatario

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