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Unioni

I recenti risultati elettorali della provincia autonoma di Trento, fanno riflettere. A vincere è stata una formazione definita Unione, nella quale il PD, invece di assorbire i partiti del centro-sinistra come ha fatto alle politiche della primavera, si è con queste, alleato. Il risultato è stata la vittoria della coalizione ed un notevole consenso per il partito stesso, se ricordo bene intorno al 20 % doppio cioè di quello che ha registrato alle regionali in Valled’Aosta.
Che nelle piccole comunità vi sia la necessità di aggregarsi, soprattutto in considerazione della disaffezione della gente verso la politica, è un dato sotto gli occhi tutti; d’altra parte lo testimonia la nostra regione dove il movimento di raccolta delle istanze autonomiste si è definito storicamente come unione.
Nei posti piccoli come il nostro più che l’esaltazione di parti (partiti) vi è la necessità di unire forze, cioè di unioni.
Ma viviamo in un periodo in cui la grande maggioranza dei cittadini più che battersi per delle idee o dei valori affida le proprie speranze, le proprie preoccupazioni, la soluzione dei propri problemi a singoli personaggi, particolarmente carismatici che costituiscono i veri catalizzatori dei loro bisogni.
E’ un fenomeno piuttosto diffuso nel mondo e nel nostro paese è particolarmente marcato e produce quello che gli esperti chiamano populismo, vale a dire il rapporto diretto tra il leader e la gente senza la intermediazione delle istituzioni e dei partiti di cui eventualmente questo si serve.
E’ un approccio che produce coesione, rapidità delle decisioni ed è quindi presentato dalle forze politiche che vi fanno riferimento come un fattore positivo.
La conseguenza che produce però è un allentamento della democrazia attraverso una riduzione del pluralismo, un asservimento progressivo dell’informazione; porta direttamente al pensiero unico, all’assenza di dibattito e ad una idea padronale della politica.
Credo che sia i costituenti sia i padri dello Statuto Speciale abbiano concepito lo stato repubblicano e l’autonomia regionale come una condizione nella quale ad essere autonomi e responsabili fossero prioritariamente gli individui e che il circuito autonomia regionale - autonomia personale si alimentasse reciprocamente con la prima a garantire l’espressione della seconda e questa a dare sostanza al progetto complessivo.
L’unione nella pluralità è una via quasi obbligata per costruire un progetto politico che metta al centro la dignità personale, la libertà di espressione e coniughi l’attenzione alla propria identità e al proprio territorio con la capacità di governo e la libertà di opinione.
Per fare questo occorrono persone oneste, rispettose cioè delle regole della convivenza civile, libere, non asservite al sistema di potere e disponibili a mettere a disposizione degli altri il loro tempo e la loro intelligenza….

Piero Floris

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