ATTIVITA' ASSOCIATIVE
Io non ci sto!
Sono stato invitato a partecipare, qualche giorno fa, ad una riunione dove si discuteva la eventuale costituzione di un’associazione che doveva occuparsi dei problemi della Valle d’Aosta.
Non entro nel merito dell’iniziativa che condivido e a cui faccio i migliori auguri, anche per il solo fatto di essere un tentativo di partecipazione “dal basso” (tanto per restare nel gergo), tra le poche in questo momento nella nostra regione.
No, il mio intervento (pedante, noioso e minoritario) si riferisce alle modalità di approccio della prima discussione perché sintetizza in modo efficace il “corto circuito” presente nella società italiana verso la politica. Insomma, nel costituire un’associazione, quindi un soggetto politico, una “roba che dice delle cose”, un qualcosa cui la nostra Costituzione riconosce un ruolo basilare della vita democratica (proprio come ai partiti), manco a dirlo, il problema principale tra i presenti era come apparire come una cosa diversa da questo. In un certo senso bisogna dire delle cose, lanciare delle proposte, organizzare dei confronti a cui far partecipare tutte le voci, ma, per garantire e proteggere l’efficacia del messaggio, essere e apparire come una cosa diversa da un’associazione politica (tanto meno partitica) o con tracce di politica (o di politici) al suo interno. Una cosa “altra”. Come se “laggente”, in questa regione, non avesse acclamato e plebiscitato, solo qualche mese fa, una certa idea della politica e certi politici, come se, sempre la “stessaggente” dinanzi ad un’occasione di partecipazione straordinaria, come quella dei referendum propositivi del 18 novembre scorso, si fosse recata in massa ai seggi. Non c’è nessuno, tra coloro che hanno avuto fortuna politica in questi anni, che non abbia pigiato questo tasto: da Grillo a Berlusconi, dalla Lega a Di Pietro….. Quanti ne abbiamo visti, anche nel nostro piccolo, affacciarsi con il “cappellino” della “società civile” in testa e poi, non appena avuto un ruolo, diventare praticanti protagonisti (spesso tra i più arroganti) della malapolitica. L’elenco è tutt’altro che corto!
Nessuno, in buona o malafede che sia, prescinde da questa premessa. Io mi sono stufato! E’ ora di dire che la politica è una cosa seria e che la nostra Costituzione prevede strumenti di partecipazione (associazioni, partiti…) essenziali ed insostituibili per garantire la vita democratica.
E’ ora di dire che la cosiddetta politica e i politici di questi anni hanno compromesso in primis questo ruolo, ma che la risposta alla “malapolitica” non è “l’antipolitica”, ma la “buona politica”! E’ ora di dire che la ripresa di questa battaglia culturale non può più essere rinviata (con rimozioni o furberie comunicative o icone inventate). La politica è faticoso confronto democratico, chi vuole cambiare l’esistente non può prescindere da questa via. Cercare delle scorciatoie per bypassare il problema ci restituisce, ogni volta, una realtà peggiore.
Non è il caso di scomodare troppi esempi nella storia, ma è un dato acquisito che simili corto circuiti hanno sempre favorito derive antidemocratiche.
Io non ci sto, ho detto! Sarà perché mi sono formato politicamente con figure che hanno sempre pagato di persona per le loro idee, sarà perché ho conosciuto “antifascisti” che sono stati in galera per anni (e facevano politica quando la maggioranza “dellaggente” antifascista non era ancora diventata) e ancora oggi, nel riconoscermi in battaglie condotte da persone che, in maggioranza, credono in alcune cose e non temono di esporle anche quando non fa comodo. Mi spiace, ma io non ci sto e penso che chi voglia interpretare istanze di cambiamento non possa prescindere dall’idea di riappropriarsi della politica invece che accendere l’ennesimo “fuoco di paglia”.
Lo Cataro de Coneum