ATTIVITA' ASSOCIATIVE
Un nuovo soggetto Politico?
Forse, magari non inteso come partito/movimento elettorale ma come una rete capace di mettere in collegamento e coagulare intorno a temi e progetti persone.
Un soggetto in grado di svolgere, quindi, quella funzione di catalizzatore affinché i singoli valdostani che: non si sentono più rappresentati da un movimento locale che ha scelto di privilegiare la gestione del potere per il potere e la raccolta del consenso per vie clientelari; non trovano più dei riferimenti credibili in partiti e movimenti della sinistra storica più impegnati a contendersi gli stracci dell’eredità che ha ragionare sulla realtà sociale; vogliono partecipare all’elaborazione di un progetto di autonomia diverso da quello fino ad ora teorizzato e praticato.
Un ruolo difficile, da protagonisti, da trascinatori, capaci di mettersi in gioco di ascoltare e di proporre.
Un ruolo che necessità di libertà di pensiero, fuori dagli schemi tradizionali per affrontare le criticità della nostra comunità uscendo dagli steccati precostituiti e dalla difesa dei piccoli o grandi privilegi, individuali o di gruppo.
Ridare supremazia alla politica rispetto alla gestione vuol dire ribaltare il presupposto su cui si è basata l’esperienza dell’autonomia valdostana in questi ultimi 30 anni almeno, da quando il bilancio della regione è esploso.
La progressiva deriva utilitaristica nella percezione dell’autonomia come disponibilità di privilegi economici, dai buoni benzina ai contributi vari, e l’educazione ad un presunto diritto di nascita, con annesso obbligo di voto (un certo voto!), ad una tutela particolare, una sorta di nepotismo di territorio; hanno emarginato le ragioni storico/culturali, peggio le hanno relegate al ruolo di giustificazione di facciata da agitare nei confronti del resto della nazione e dell’ Europa.
La nostra comunità necessità in primis di una ricostruzione culturale di se stessa, di una nuova identificazione. Attualmente l’unico elemento comune è il riferimento a “mamma regione”, una coperta che ogni valdostano d’origine o d’adozione tira dalla sua parte accampando diritti; una coperta finora sufficientemente larga da coprire quasi tutti, qualcuno di più qualcuno di meno, sotto cui nascondersi ed impigrirsi invece di essere il fertilizzante con cui crescere.
Il semideserto culturale, l’abbandono scolastico, sono le più drammatiche conseguenze di un modo di intendere la nostra autonomia, una colpa storica da cui prendere le distanze.
Se questa proposta ha una prospettiva di lungo termine, volendo modificare una realtà sociale e culturale, l’immediato impone una riflessione sul ruolo degli eletti nella lista Vda Vive - Renouveau all’interno del Consiglio Valle, e in questo caso credo che non ci sia alternativa ad una forte e netta opposizione di principio.
La situazione politica e sociale richiede un atteggiamento che non può essere quello dell’opposizione costruttiva, non possiamo accettare che un governo regionale frutto di un risultato elettorale pesantemente condizionato abbia il nostro avallo.
Riconoscere la legittimità di una Presidenza della Giunta che ha già dato prova di non curarsi del rispetto delle leggi e della morale smentirebbe clamorosamente la ragion prima di nascita di Vda Vive e della lista, smentirebbe le ragioni della nostra azione politica, sarebbe un tradimento nei confronto degli elettori che hanno avuto il coraggio di sostenerci e votarci.
Abbiamo sbandierato per tutta la valle la nostra diversità, il nostro impegno per una politica diversa, qualsiasi ammiccamento nei confronti dell’attuale Giunta ancorché nobilitato da ragioni di etichetta istituzionale sarebbe un’oscenità politica.
La bandiera della legalità non deve essere ammainata, qualsiasi vizio di legittimità deve essere evidenziato, comprese eventuali ineleggibilità.
Un’opposizione, quindi, che non si limiti alle dichiarazioni di voto contrario ma che svolga un’azione minuziosa di opposizione nel merito e nel metodo.
Ai Consiglieri eletti affidiamo un compito difficile, che a volte sarà anche antipatico, devono trovare nei movimenti e nell’Associazione un riferimento roccioso, saldo nei principi indisponibile ad accordi ed inciuci. Capace anche di strappi violenti che squarcino il velo di omertà e di convivenza, degli accordi sottobanco, della complicità dei mezzi d’informazione.
A partire dall’ennesima fiera della poltrone che ha partorito una pessima giunta regionale, nuove poltrone per meglio gestire equilibri interni, evidentemente non così saldi, assessori jolly pronti per ogni delega purché ricca in termini di clientelismo e quindi di mantenimento del consenso, unico metro di misura. Esattamente l’opposto di quanto proponevamo con l’elezione diretta del governo regionale, competenze e capacità non sembrano essere requisiti utili né tanto meno indispensabili.
Dario M. Carmassi