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Pd: questione politica, non morale!

Anche l’esperienza del Pd dimostra una volta di più che i cambiamenti politici in Italia li fanno poteri esterni alla politica: magistrati, economia….
Fin dalla sua nascita, da queste colonne, sono venute critiche nette sul Pd come proposta e progetto politico: i nodi stanno venendo al pettine ma, ancora una volta, a farli esplodere, non è la battaglia politica fatta di passioni e di confronti ma una serie di episodi e di inchieste giudiziarie che hanno travolto, in alcune realtà locali, gli amministratori di questo partito. Attorno a questo, ma in parte cronologicamente precedente, c’è il dato politico delle elezioni abruzzesi svoltesi anticipatamente sempre per una vicenda giudiziaria, esplosa nell’estate scorsa, che ha coinvolto, tra gli altri, l’allora Governatore Ottaviano Del Turco anch’esso esponente di spicco del Pd. Infatti, la bufera giudiziaria che ha coinvolto il segretario regionale del Pd abruzzese e sindaco di Pescara, è esplosa “ad urne chiuse” durante lo spoglio delle schede. Il dato dell’Abruzzo, quindi, è antecedente ai fatti di Napoli, Pescara, Basilicata,… E’ nell’analisi di quei risultati che, oltre al crollo del Pd sotto la soglia del 20% e alla scontata vittoria del centro destra, bisogna ragionare. Quasi la metà degli elettori, infatti, non si è recata ai seggi. In maggioranza non si tratta più, quindi, di qualunquisti lontani dalla politica ma di elettori, tantissimi di centro sinistra, disgustati, sfiduciati e disillusi, convinti dall’esistente che il loro voto non servisse a nulla.
Dicevamo che una serie di nodi vengono al pettine. La recente direzione Pd non ha voluto misurarsi ancora una volta fino in fondo con essi, trincerandosi dietro una difesa non convinta del segretario proponendo l’equazione che al centro non si sapeva di certe logiche prevalenti in alcune periferie. Una posizione debole che si aggiunge all’inefficacia dei molti interventi delle scorse settimane (richieste di dimissioni a Bassolino, Iervolino ecc… tutte respinte al mittente).
Ma non era il partito nuovo? Quello che si lasciava dietro il novecento? Quello che univa i valori del riformismo laico con quello cattolico? Quello che con un colpo di Primarie rinnovava la politica? Quello del “Si può fare”?
Sarebbe fin troppo facile fare dell’ironia attorno a queste cose ma non è certo il nostro obiettivo. Quello che sta avvenendo è una cosa seria e grave. Noi abbiamo sempre contestato il Pd come progetto politico e ne abbiamo sottolineato i limiti su questo piano comprese le sue macroscopiche ambiguità. Ma il grande partito contenitore, che anche con un po’ di plastica costruiva una nuova immagine, cozza proprio con la sua mancanza di identità. Quel che si coglie è che questa mancanza di identità invece di essere sostituita da un permanente confronto tra identità diverse (“amalgama” per ora mal riuscita a sentire lo stesso D’Alema), in molte realtà è stata sostituita da logiche di potere e di interessi che, anche dove non hanno sbocchi giudiziari, fanno prevalere pratiche non proprio da “nuova politica” o da “partito nuovo”, e questo, in aree estese (intere Regioni, province…). Tutte cose di cui non solo non vi è nulla di cui vantarsi, ma che rischiano di storpiare in modo irreparabile la credibilità dell’intero progetto. Ho avuto occasione, grazie a Radio Radicale, di ascoltare alcuni interventi della citata direzione Pd e, nel complesso, non ho avuto la sensazione che ci si relazionasse a questa crisi come a qualcosa di grave, ma esorcizzando tutto, bollando le note vicende come brutti episodi da cui correre ai ripari, ma circoscritti. E’ possibile che nel “contenitore” molti siano eticamente così estranei a certe logiche da volerle relegare in piccoli recinti, ma, a mio avviso, con questo approccio si eludono i problemi.
Il brillante e lucido ottantenne Emanuele Macaluso, qualche giorno fa, in un suo editoriale su “La Stampa”, ha elencato i nodi e le contraddizioni irrisolte del Pd individuando una relazione tra esse e le bufere di queste settimane. C’è da augurarsi che le prossime tanto criticate “riunioni del caminetto” (incontri tra le varie correnti) di questo partito decidano di decidere senza più scambiarsi reciproci diritti di veto. Non sappiamo se il risultato sarà un Pd che ci piace di più o di meno, ma almeno avrà un volto più definito, sarà un buon servizio a tutti noi e all’intera società.

Flavio Martino


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