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Noir in Festival...Il complotto e mezzo secolo di Italia nera

Courmayeur, primi di dicembre. Noir in festival. Come al solito, uno degli appuntamenti culturali più importanti d’Europa per quel che riguarda la nicchia letteraria e cinematografica del genere viene quasi disertato dai valdostani.
Per fortuna però, turisti e addetti ai lavori non mancano.
Il tema dell’edizione 2008 è IL COMPLOTTO. Il mio romanzo NEL CUORE DEL GRANITO ( Edizioni Vida ), è in rassegna e nei giorni precedenti alla mia presentazione seguo diversi dibattiti che mi rassicurano.
Con la mia tesi complottistica non ho esagerato più di altri.
Assisto infatti ad alcuni incontri e, soprattutto quando si entra nel tema della politica italiana del dopoguerra, riscontro una quasi unanimità di vedute. Se si chiede di parlare dei quintali di sabbia rovesciati sulle scomode verità d’Italia nessuno dei personaggi invitati a discuterne si tira indietro.
Ho apprezzato in particolare due incontri con Carlo Lucarelli. Nel primo, un faccia a faccia tra lo scrittore e il magistrato Roberto Scarpinato, è stato messo sul piatto il rischio di involuzione del sistema Italia in senso antidemocratico causato dalla cosiddetta normalizzazione del confronto politico.
Riduco qui all’osso problemi affrontati naturalmente in modo molto articolato, ma la domanda posta è stata: che fine potrà fare la democrazia se ogni volta che si mette sotto inchiesta un politico si viene a parlare di golpe della magistratura, e ciò indipendentemente dal fatto che il politico sia di centrodestra o di centrosinistra? Che fine potrà fare la Costituzione se ogni volta che un governo che si trova a doversela vedere con un parlamento non totalmente prono ne invoca la revisione, o ricorre alla fiducia, o ancora si mette a governare a colpi di decreti? Che fine potrà fare la coesione sociale dell’Italia se la televisione di Stato invece che proporre modelli culturali aggreganti propone per pure logiche di mercato modelli di contrapposizione? Belli meglio che brutti, ricchi meglio che poveri, vincenti meglio che perdenti….
Per fortuna, e in ciò concordo con Scarpinato, il fatto di far parte dell’Europa riduce il fattore di rischio, ma ciò non toglie che il pericolo dell’uomo forte rimanga. L’italiano, da secoli dominato nei vari feudi e comuni da dittatorucoli di ogni tipo, è molto meno uso alla democrazia di quanto lo siano gli anglossasoni. Poco più di cinquant’anni di democrazia viziata da scandali e sospetti potrebbero infatti venire spazzati via dal primo demagogo un po’ scaltro e dotato di pelo sullo stomaco, se non ci fosse l’Europa. E, si badi bene, non sto parlando di qualcuno in particolare. Non vedo certo un dittatore in uno che fa cucù alla Merkel, per favore….
E qui vorrei tornare nel campo del noir con Lucarelli che pone un quesito sia come scrittore che come cittadino.
Cinquant’anni di sentenze più o meno dubbie, di magistrati sconfessati da altri magistrati, di delitti irrisolti e di carte finite nel nulla sono serviti solo a infondere nel cittadino un ingiustificato senso di sfiducia nelle istituzioni oppure – come disse Andreotti- è proprio vero che a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca? Naturalmente, per un autore di noir, in una vicenda giudiziaria ogni coincidenza è di spunto per immaginare che non lo sia, ma la storia ci ha insegnato che l’impossibile non esiste. Diciamo che al massimo si può parlare di improbabile, che però spesso si realizza alla faccia dell’incredulità degli ottimisti. Ricordo bene chi, sostenendo l’intervento americano in Iraq, riteneva impossibile che la CIA potesse aver truccato i rapporti sulla presenza di armi di distruzione di massa in territorio iracheno. Si accusò chi espresse dubbi di fare della facile dietrologia e ad oggi che accade?
Accade che è di questi giorni la richiesta del Partito Radicale Transnazionale perché George Bush venga messo sotto accusa dalla comunità internazionale per l’intervento militare del 2003.
Legittimo sospetto quindi, e non facile cultura dietrologica come certi politici vorrebbero farci credere. Il cittadino in fondo non chiede granché: solo che l’ovvio iter del procedimento giudiziario, che dovrebbe valere per il comune mortale come per il politico, non venga stravolto o tagliato su misura per gli scopi di qualcuno, e per qualcuno si badi bene intendo sia politici che magistrati, non soltanto i primi! In tal senso fra l’altro non trovo che l’idea di separare le carriere dei magistrati sia da bollare semplicisticamente di destra e quindi sbagliata ( basta vedere cosa ne pensa la signora Bonino ). Non dovrebbe essere quindi così complicato far funzionare un po’ meglio la giustizia anche in assenza di una riforma comunque necessaria: inchiesta giudiziaria in presenza di fondato sospetto, fiducia nella magistratura, niente gogne mediatiche, se è il caso rinvio a giudizio e processo, presunzione di innocenza fino a giudizio definitivo in un procedimento possibilmente molto veloce, e ovviamente certezza della pena. Ma evidentemente per il nostro paese è già troppo….
Detto questo, passiamo al secondo dibattito, in cui Lucarelli ha presentato il suo nuovo libro NAVI A PERDERE, Edizioni Ambiente – storia molto attuale di rifiuti tossici e navi sospette - insieme a un altro giovane scrittore bolognese: Patrick Fogli, che ha presentato il suo IL TEMPO INFRANTO, Edizioni Piemme.
Vorrei parlare di quest’ultimo.
L’autore ci propone un romanzo - quindi fiction con personaggi di fantasia – basato però sullo studio meticoloso degli atti che hanno portato alla sentenza definitiva sulla strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980.
Io avevo 19 anni ed ero lì, in una città ferita e incredula.
Come tutti sanno, fin dai primissimi minuti dopo l’esplosione ci furono diversi personaggi, solo in parte identificati dalle inchieste, che iniziarono a mettere in atto una colossale opera di depistaggio. Opera di depistaggio che negli anni ha sepolto sotto tonnellate di detriti oltre alla vittime anche la verità su quelle vittime. Verità che sicuramente a distanza di ventotto anni non verrà mai più fuori nella sua interezza.
Su questo drammatico ricordo risvegliato dalla presentazione del libro si è sovrapposta a fagiolo proprio in questi giorni una dichiarazione rilasciata da Francesco Cossiga, dichiarazione che se non avesse implicazioni tragiche farebbe ridere a crepapelle. In una intervista rilasciata a un importante quotidiano nazionale l’ex presidente della repubblica rilancia la tesi dell’esplosione accidentale di una borsa di tritolo in mano a un terrorista palestinese di passaggio a Bologna guarda caso proprio quel giorno. Sabato, week end di esodo, tutta Italia in viaggio…. Come ho detto, se non ci fossero di mezzo 85 morti e centinaia di feriti farebbe sbudellare dal ridere, anche perché la stessa tesi pare sia casualmente molto cara a Licio Gelli!!!!
C’è altro da dire? Non credo.
Saluti e Buon Natale laico….

Stefano Bittelli

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