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Ora e sempre R/Esistenza!

Asha Ibrahim Dhulhulow, tredici anni, somala, condannata da un tribunale e lapidata nello stadio di Chisimaio, dopo essere stata stuprata da chi l’accusava di adulterio. Cinquanta uomini avevano il compito di scagliare le pietre (non troppo grosse per non farla morire subito) davanti a un pubblico (in tribuna?) di un migliaio di persone (persone?).
Barbarie, ignoranza e fanatismo religioso sono un connubio che può consentire tutto questo, con tanto di tribunale, giudici, stadio per l’esecuzione con pubblico assiepato sulle gradinate.
A noi occidentali fa ancora vibrare le interiora pensare che, solo qualche secolo fa, la chiesa, sulla base di accuse, credenze e superstizioni, prendeva una donna e, nel nome di dio, dopo averla torturata la bruciava viva in un rogo perché sosteneva che era posseduta dal demonio. Non succedeva solo a donne innocenti, (e gatti neri) ma anche a filosofi e intellettuali come Giordano Bruno a cui fu messa anche una specie di museruola per impedirgli di parlare prima di farlo friggere a Campo de’ Fiori in Roma, sempre in nome di dio (quello nostro). Ma queste sono vicende che le nostre menti storicizzano e collocano lontane nel tempo e su cui la Chiesa stessa ha dovuto fare ammenda. Certo, se si pensa agli occhietti fissi di certi invasati sarebbe meglio tenerne viva la memoria più di frequente perché favorirebbe di più il rispetto anche per le convinzioni altrui e, quindi, il dialogo. Ma comprendiamo l’ingarbuglio di alcuni: come ci si può scagliare contro il relativismo etico e poi rispettarne i principi? “Scagli la prima pietra colui che non ha mai peccato”, citazione di Cristo quanto mai calzante.
Ma lasciamo le nostre discussioni che sono l’insieme di un vivere concitato ma civile, anzi, civile perché concitato! Un vivere dove spacchiamo il capello in quattro a ragionar di etica sulle nostre vite ma tutti inorridiamo nell’apprendere certe notizie che, come un cancellino enorme, sembrano spazzarci tutti via senza distinzioni.
Sono stato al Congresso Radicale a Chianciano i primi di novembre, di questo doveva parlare il mio articolo, congresso ricco, vivace e interessante come sempre. Ma il momento emotivamente più coinvolgente è stato proprio quando il regista
Pasquale Squitieri è intervenuto rammentando a tutti l’episodio della ragazza (bambina) somala avvenuto solo qualche giorno prima e chiedendo un minuto di silenzio. Il silenzio più ricco di contenuti che io abbia mai sentito!
In questa Valle di lacrime qualcuno mi chiede a che serve il lavoro che facciamo … o a che serve l’associazione “Nessuno tocchi Caino” . Non voglio nemmeno rispondere perché certe domande fanno il paio soltanto alla pochezza di tanta politica odierna. Quella politica che governa e fa le leggi. Quella partitocrazia che ha fatto la legge regionale sull’editoria per tapparci la bocca pensando così di avere meno disturbatori alla sua mediocrità cafona e arrogante.
Allora del Congresso Radicale vale la pena ricordare anche il titolo: R/Esistenza. Esistere, resistere. Un obiettivo importante per chi non ha mai avuto l’obbligo dalla storia di cambiare il suo nome.

Flavio Martino

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