ATTIVITA' ASSOCIATIVE
Sondaggi: fonte di informazione o strumento di manipolazione.
L’uso e l’abuso dei sondaggi ha rapidamente conquistato il mondo politico italiano.
Esterofili anche in questo, non abbiamo saputo resistere all’ennesima moda di importazione, sempre dai grandi U.S..
L’utilizzo, sconsiderato e opportunista, delle rilevazioni demoscopiche ha fornito l’humus per la crescita di quel populismo di destra e di sinistra che spopola in questi giorni.
Abbandonate non solo le ideologie ma addirittura le priorità programmatiche, le forze politiche si contendono il consenso lisciando il pelo all’opinione pubblica.
Seguire l’onda, al vecchio “naso” per i mutamenti di opinione si sostituisce lo strumento statico e con quali risultati!
Da un giorno all’altro scopriamo liberisti da combattimento citare Marx ed elogiare l’intervento della mano pubblica scavalcando agilmente gli statalisti di lungo corso.
Chissà il sorriso sardonico che increspa le labbra del “vecchio” democristiano Cirino Pomicino accusato, non molto tempo fa, di essere un propugnatore del PUS (Partito Unico della Spesa pubblica).
L’opinione pubblica è spaventata, la crisi dei mercati finanziari rischia o è già crisi economica, recessione.
E allora, scusate abbiamo scherzato, c’è lo Stato che garantisce tutto e tutti.
Già perché i sondaggi o meglio i sondaggisti ci dicono che l’aria è cambiata, meglio riposizionarsi, altro che critiche ai lacci e laccioli che imbrigliano l’imprenditore e ne impediscono il libero dispiegarsi delle potenzialità, la deregulation, l’esaltazione del libero mercato e delle sue virtù terapeutiche.
Regole, ci vogliono le regole!
Strane cose, non era questa l’ignobile base ideologica dell’innominabile socialdemocrazia, libero mercato dentro regole precise, rispettate o fatte rispettare da un Pubblico forte con compiti anche di incanalare, di programmare lo sviluppo economico?
Ma le ideologie sono state abbandonate, ferrivecchi, per seguire i sondaggi, essere in sintonia con la gente.
Con un curioso corto circuito tra opinione pubblica-sondaggio-proposta politica, dove non si capisce più chi determina chi, se è l’opinione pubblica a guidare l’iniziativa politica o il sondaggio/sondaggista ad influenzarla e quindi a determinare la politica o, infine, la politica che cercando di cavalcare l’onda funge da megafono ed esaspera le tendenze.
Ecco allora temi che un giorno diventano priorità assoluta e il giorno dopo assolutamente di secondo piano, siamo stati martellati da risultati di sondaggi che indicavano come principale preoccupazione degli italiani, la sicurezza, l’immigrazione, i rifiuti campani; ora tutto scomparso i sondaggi ci dicono lavoro, risparmi, mutui; e i politici dietro a dissertare galleggiando sull’onda.
Il tema delle tasse ad esempio? Desaparecido, scomparso, non c’è ne più uno che ci parli di politica fiscale.
Il tutto condito dall’ambiguità del rapporto tra istituti di ricerca e committenti del sondaggio; dove il committente, chi paga per il sondaggio, ha sempre qualche interesse a che venga premiata una certa tesi e dove il sondaggista ha interesse a mantenere il cliente.
L’ennesimo conflitto d’interesse in cui si aggroviglia sempre più la nostra povera società.
Dario Carmassi