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Due anni fa Anna Politkovkaja veniva uccisa.

Veniva uccisa perché era una giornalista libera che si limitava a scrivere ciò che vedeva.
E spesso basta questo a inimicarsi il potere.
Anna Politkovskaja lo sapeva, nel suo passato aveva subito altre minacce, ma andava avanti, d’altronde scrivere era il suo lavoro, la sua missione e la sua vita.
Giornalista serie ed obiettiva era un’esperta di Cecenia che non perdeva occasione per denunciare i crimini di guerra commessi nella regione dalla Russia putiniana.
Anna Politkovskaja è stata uccisa perché bisognava smettere di raccontare la verità, perché la verità fa male. La verità può far pensare. La verità può far indignare…
Le indagini sul suo assassinio sono state ovviamente insabbiate. Finite nel nulla. A chi può infatti importare di una giornalista uccisa?
In Italia su Anna Politkovskaja sono usciti alcuni libri ( molto interessante è la raccolta di suoi articoli “Proibito Parlare” pubblicata postuma ed edita da Mondatori) in questi giorni oltretutto assieme al settimanale Internazionale è in allegato un bel documentario sulla giornalista russa. Un’altra fonte di informazione è naturalmente Internet, da cui si può scaricare una puntata de –La storia siamo Noi- dal titolo inequivocabile: una donna sola, Anna Politkovskaja.
Bene, concludo dicendo che Anna Politkovskaja non appartiene al passato. Le sue denuncie sono più attuali che mai, le sue battaglie ed indignazioni sono le stesse di chi continua a lottare, in qualunque parte del mondo.
Leggere i suoi articoli è l’unico modo per tenere in vita la sua memoria. Conoscere la sua esperienza è l’unico modo per renderle onore.
 
Marco Gheller

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