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LA MONTAGNA…UN BENE LOCALE O DELL’UMANITA’?

Prendo spunto dall’intervista allo scrittore-scultore-alpinista Mauro Corona, pubblicata su “La Stampa” del 23 agosto, per parlare questo mese di un problema che mi sta da sempre particolarmente a cuore.
La tutela ambientale dell’area del Monte Bianco.
Corona, parlando del rapporto tra montagna e città, dice: “Con molta amarezza devo ammettere che la montagna è la peggior nemica si sé stessa….Purtroppo da lassù percepisco un’incomunicabilità di scelte tra il mondo urbano e le terre alte. Il cittadino vuole venire in montagna per divertirsi, mentre il montanaro vuole semplicemente guadagnare soldi. Gli abitanti rimasti in montagna sono sovrastati dall’eterna miseria della povertà da cui non riescono a tirarsi fuori, perché oppressi dal mito dell’uomo di successo che ostenta ricchezza. Ma i soldi rovinano le cose belle, c’è poco da fare, soprattutto in montagna”
Come non essere d’accordo? E’ certamente inutile puntualizzare che in Valle d’Aosta di povertà ne è rimasta ben poca, ma che i montanari vogliano continuare ad accumulare soldi e che vivano nel mito dell’uomo di successo che ostenta ricchezza è altrettanto indubbio.
Tutti i frequentatori della zona del Bianco sanno da quanti anni ormai continui la querelle sull’opportunità o meno di chiudere al traffico le valli Ferret e Veny. Tutti, turisti e residenti, sanno da quanti anni continuino le dispute sul numero di TIR da ammettere al passaggio quotidiano al traforo del Bianco e, da qualche anno a questa parte, certamente più i turisti che i residenti si trovano basiti a chiedersi il perché delle presenza di scavatori e tubi per opere idriche in un paesaggio da cartolina come quello delle sopracitate valli.
Ci sono in gioco interessi grossi naturalmente - neanche da domandarselo - nel caso del traforo e delle opere di captazione delle acque, ma anche interessi ben più miseri di pochi ristoratori nel caso della chiusura della valli alle auto.
Era la settimana centrale di agosto, e tentavo da Morgex, dove vivo, di risalire la Valdigne in bicicletta fino alla testata della Val Ferret. Fino ad Entreves, seguendo strade secondarie, tutto bene, poi il disastro. Code di auto di grossa cilindrata in fila indiana, e livelli di benzene competitivi con quelli di una città all’ora di punta.
Bene, è un buon sistema per fare sentire a casa il turista!!!!
Scherzi a parte, sono stato costretto a girare la bici e tornare a casa. Ma perché ci si deve riempire la bocca con la cultura del turismo quando si fa di tutto per farlo scappare? Si crede forse che un vero appassionato di montagna goda come un pazzo a vedere la montagna regina d’Europa trasformata in parco giochi per 4 arroganti proprietari di case che riescono a condizionare la politica locale solo in virtù della sudditanza psicologica degli abitanti dei monti verso i soldi e l’immagine del successo?
Esiste anche un altro tipo di turista, naturalmente. Esiste l’alpinista, il camminatore o anche semplicemente il fruitore della montagna dotato di sensibilità verso l’ambiente, ma nell’antica logica dell’uovo e della gallina pare non sia considerato altrettanto redditizio, e quindi viene snobbato, quando non è lui stesso a scegliere altre mete e altre montagne non ancora ridotte a caricature di Disneyland come le nostre. Se a questo aggiungiamo l’onnipresente presenza di cantieri di ogni tipo, l’immagine che diamo fuori valle e soprattutto all’estero non è certo delle migliori. Sappiamo tutti bene quanto gli altri europei siano molto più sensibili degli italiani al problema ambientale.
Il sasso che vorrei gettare nello stagno è dunque questo. Se non siamo in grado di autogestirci un territorio, perché non potrebbe un’autorità alta togliercene la gestione dalle mani?
Si parla da tempo di progetto Parco del Monte Bianco, degradato ad Espace Mont Blanc per non dover sottostare agli stretti vincoli che una legislazione come parco avrebbe comportato (in questo, dobbiamo ammetterlo, nemmeno svizzeri e francesi sono esenti da colpe), ma a me piace di più discutere di un’iniziativa che trovo molto più interessante.
Il riconoscimento del Monte Bianco come patrimonio dell’umanità gestito dall’UNESCO. Un’autorità alta e super partes quindi, che tolga un’area paesaggistica unica al mondo dalle mani di chi non è in grado di gestirla autonomamente.
Vorrei ricordare, per chi fosse stato in Campania negli ultimi tempi, che una delle poche zone che non hanno sofferto del problema rifiuti è stata la Costiera Amalfitana, non a caso inserita tra i siti italiani sotto la tutela dell’UNESCO.
Concludo qui tranquillizzando tutti voi lettori: è ben lungi da me l’idea di caldeggiare l’introduzione di nuovi vincoli – comunque sempre scavalcabili - e leggine contrarie alla nostra cultura libertaria, in assenza di un vero progetto tranfrontaliero e transnazionale di tutela dell’area. Semplicemente mi auguro che la montagna possa un giorno essere restituita all’uomo, come non saprei dirlo, ma so solo che un modo lo si dovrà trovare, e trovo che tenere sempre acceso il fuoco del dibattito su questo argomento in sede parlamentare ed europea sarebbe il minimo da pretendere da parte dei governanti della regione. A parole, dicono che ciò già accade, ma nei fatti non ne sarei tanto sicuro. Non mi pare infatti che il signor Caveri – mister 1600 TIR al giorno perché con le nuove tecnologie ora inquinano meno - sia un campione nel tutelare gli interessi dell’ambiente….


Stefano Bittelli

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