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I referendum di Beppe Grillo

Si comunica con la presente che lo Staff "Amici di Beppe Grillo della Valle
d'Aosta
", aderendo alla raccolta firme pro referendaria del 25 aprile 2008 promossa dal comico Beppe Grillo, intende diramare un comunicato stampa.

Comunicato stampa:

Aosta, il 08 maggio 2008

Il 25 aprile 2008 circa 400 gruppi per rilevanza territoriale in tutta Italia hanno raccolto firme pro referendum sul tema della libera informazione, promossa dal comico Beppe Grillo. Gli "Amici di Beppe Grillo della Valle d'Aosta" seguendo il progetto hanno raccolto nella sola città di Aosta più di 650 firme per tema referendario, contribuendo alla somma di circa 450.000 firmeper tema, raggiunto in una sola giornata in tutta Italia. Si ricorda che il limite minimo è fissato in 500.000 firme da raccogliere in tre mesi. Si è quindi raggiunto in una sola giornata il 90% del totale necessario, fatto mai successo prima in Italia. Il comitato promotore di Aosta ricorda a chi non avesse potuto firmare il 25 aprile che la raccolta firme continua per tutto il mese di maggio in 19
comuni, presso gli URP, ufficio anagrafe o elettorale negli orari di apertura al pubblico.
I comuni che aderiscono all'iniziativa sono:

COMUNE DI CHATILLON
COMUNE DI SAINT VINCENT
COMUNE DI VALTOURNENCHE
COMUNE DI COURMAYEUR
COMUNE DI MORGEX
COMUNE DI SAINT-CHRISTOPHE
COMUNE DI POLLEIN
COMUNE DI GRESSAN
COMUNE DI CHARVENSOD
COMUNE DI AYMAVILLES
COMUNE DI AOSTA
COMUNE DI VERRES
COMUNE DI SARRE
COMUNE DI SAINT-PIERRE
COMUNE DI DONNAS
COMUNE DI PONT SAINT MARTIN
COMUNE DI FENIS
COMUNE DI NUS
COMUNE DI QUART

Ricordiamo inoltre che l'ufficio elettorale del Comune di Aosta raccoglierà le firme anche dei non residenti in Aosta.

L'annuncio delle tre richieste di referendum popolari è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 46 del 23/02/2008 pag. 9 e 10.

1. abolizione dei finanziamenti pubblici alla stampa;
2. abolizione del Testo Unico del 31 luglio 2005 (D.Lgs. 177) che rappresenta oggi il quadro normativo della radiotelevisione;
3. abolizione dell'ordine dei giornalisti (abrogazione della Legge 3 febbraio 1963, n. 69) affinché l'accesso alla professione di giornalista e il suo esercizio, siano liberi da vincoli burocratici e corporativi di sorta).


Abolizione dei finanziamenti pubblici all'editoria:

"Il finanziamento pubblico ai giornali costa al cittadino italiano quasi un miliardo di euro all'anno. L'editoria, può quindi, a pieno titolo essere definita editoria di Stato. Ci sono buoni e anche ottimi giornalisti, quelli che scrivono rischiando la pelle, quelli emarginati, quelli sotto pagati. Il 25 aprile non è contro di loro, ma contro l'ingerenza della politica nell'informazione. Il lettore non conta nulla per l'editore di un giornale, contano di più i finanziamenti pubblici (partiti), la pubblicità (Confindustria, ABI, Confcommercio) e i gadget (dvd, fumetti, eccetera)."


Abolizione dell'ordine dei giornalisti:

"Mussolini creò nel 1925, unico al mondo, un albo nel quale si dovevano iscrivere i giornalisti. L'albo era controllato dal Governo e messo sotto la tutela del ministro della Giustizia, il Mastella dell'epoca.
Nel 1963 l'albo divenne con una nuova legge ordine professionale dei giornalisti con regole, pensione, organismi di controllo, requisiti di ammissione. Una corporazione con dei saldi principi. Infatti nella legge 69/1963 è scritto che: è diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d'informazione e di critica, mentre è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede. Einaudi scrisse: "L'albo obbligatorio è immorale, perché tende a porre un limite a quel che limiti non ha e non deve avere, alla libera espressione del pensiero. Ammettere il principio dell'albo obbligatorio sarebbe un risuscitare i peggiori istituti delle caste e delle corporazioni chiuse, prone ai voleri dei tiranni e nemiche acerrime dei giovani, dei ribelli, dei non-conformisti".
Berlinguer aggiunse: "Io sono contrario al requisito di qualsiasi titolo di studio per la professione di giornalista, perché considero questo come una discriminazione assurda, una discriminazione di classe, contraria alla libertà di stampa e alla libera espressione delle proprie opinioni".
L'informazione è libera e l'ordine dei giornalisti limita la libertà di informazione. Chiunque deve poter scrivere senza vincoli se non quelli previsti dalla legge.
I giornalisti liberi straccino la tessera, non ne hanno bisogno, il loro unico punto di riferimento è il lettore."


Abolizione della legge Gasparri:

"La Corte europea di giustizia ha condannato il regime italiano di assegnazione delle frequenze radiotelevisive.
La Corte ha dato ragione a Europa 7, le cui frequenze sono occupate dalla rete di propaganda di Arcore, detta anche Rete 4. La Corte ha evidenziato che il regime di assegnazione delle frequenze nel nostro Paese:
- non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi
- non ha criteri di selezione obiettivi - trasparenti - non discriminatori - proporzionati (poi ha finito gli aggettivi)
La sentenza europea segue quelle a favore di Europa 7 della Corte costituzionale, del Consiglio di Stato e dell'Avvocato generale della Corte di Giustizia europea del 12 settembre 2007 (che ha bocciato la legge Gasparri).
Mi aspetto che si faccia applicare la sentenza senza invocare la Nato e l'ONU. Ma sono sicuro che non succederà. Con il solito trucco: cambieranno la legge.
Le frequenze radiotelevisive sono in concessione, significa che sono di proprietà dello Stato, che può decidere, liberamente, a chi assegnarle.
Le frequenze sono quindi dei cittadini, di nostra proprietà.
Le leggi che hanno regolamentato il sistema radiotelevisivo, dalla Mammì alla Gasparri, hanno creato un mostro: il Testo Unico. Cambiarlo solo in parte è inutile, va eliminato per poter definire, da zero, nuove regole che garantiscano una vera informazione."

www.beppegrillo.it

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